Roma, 3 marzo 2010
Sembra brutto dirlo, ma l’avevamo detto: la privatizzazione della Telecom avrebbe portato solo
sciagure. Non era difficile intuirlo nel momento in cui si andava a regalare a dei privati un
monopolio delle telecomunicazioni, così rilevante nella democrazia di un paese.
Ed eccoci qui ad assistere all’ennesimo scandalo che coinvolge il nostro gruppo.
Ovviamente sarà la magistratura che valuterà le responsabilità anche di questa vicenda, non
sta certo a noi emettere giudizi nel merito ma come organizzazione sindacale, che ha come sua
primaria ragione d’essere la tutela dei lavoratori, si rafforza la preoccupazione per il futuro di
questa azienda e i possibili risvolti per i lavoratori che costituiscono il vero valore di questa
azienda.
Diversamente da chi “intrallazza”, chi quotidianamente compie il proprio dovere, giorno dopo
giorno si vede diminuire il potere d’acquisto del proprio stipendio ad ogni rinnovo contrattuale e
vede i propri diritti ridursi, affidato a sistemi premianti capestro per cercare di portare a casa una
retribuzione sulla soglia della sopravvivenza.
Questa classe dirigente che si trova sempre più spesso coinvolta in vicende giudiziarie, è la
stessa che poi propone di fare cassa con il taglio delle spese per il personale e per gli
investimenti.
Fermo restando che la classe dirigente compromessa, deve fare i bagagli e andarsene prima di
affossare completamente l’Azienda, è necessario che le tlc tornino sotto il controllo pubblico se
non vogliamo ritrovarci di nuovo a dover parlare di altri scandali simili.
Non e’ ragionevole che un settore così delicato ed essenziale per la vita economica e
democratica di un paese, che svolge un servizio pubblico, sia affidato a dei privati, specie se
poi questi privati sono così indebitati da compromettere il futuro industriale del gruppo
distogliendone gli introiti dagli investimenti per ripianare gli interessi del debito contratto, perché
diventa veramente un disastro senza prospettive future, non a caso qualcuno, in ambito
finanziario, inizia a non considerare più il gruppo Telecom trai i grandi gruppi industriali italiani.
La questione del debito contratto dalla proprietà apre poi inquietanti ipotesi circa il rischio di
ricattabilità data la collateralità emersa in tanti scandali con la parte “oscura” di una nazione,
quella che fa capo a servizi “deviati” e alla criminalità organizzata.
In uno scenario di questo tipo reclamiamo affinché non siano i lavoratori di TI Sparkle a
ritrovarsi a pagare per gli “errori” dei manager di cui, se ne emergessero responsabilità precise,
richiediamo l’immediato allontanamento invitando le forze politiche a ripristinare un controllo
pubblico su tutto il gruppo per garantire stabilità e sviluppo ad un settore così importante.
SNATER TI Sparkle
da www.mappadeiconflitti.org