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      Alitalia: un esempio da non seguire

di Andrea Cavola*

Il 13 Gennaio 2009 Alitalia veniva ceduta, dopo lunga trattativa ed una vertenza durissima, ad una cordata di imprenditori italiani.
Questa vendità, che potrebbe definirsi in realtà un vero e proprio regalo, ebbe il benestare non solo del Governo Berlusconi ma anche del PD attraverso l'allora Segretario Veltroni.
I motivi di questa decisione furono diversi: da quello nobile e dichiarato di salvare un'azienda prestigiosa come Alitalia e con essa 12.500 posti di lavoro si intrecciarono in realtà situazioni complesse ed interessi molto meno nobili.



Ad alcuni imprenditori, alcuni cari anche ad una certa sinistra, fu fatto un vero e proprio regalo mentre ad altri, attraverso uno scambio, furono garantiti affari in altri settori industriali.
Non solo: in Alitalia Confindustria ed i "falchi" del Governo cominciarono ad esportare un nuovo modello di relazioni sindacali che prevede la marginalizzazione del Sindacato relegandolo allo stato di notaio delle decisioni aziendali.
Cisl, Uil e Ugl accettarono il Piano industriale ancor prima di conoscerlo: altri erano gli interessi di queste organizzazioni. In particolare quello di mettere all'angolo la Cgil e i sindacati autonomi e di base.
Si formò quindi un fronte molto ampio e molto forte che comprendeva, oltre la Cgil, tutti gli altri sindacati che rappresentavano la totalità dei piloti e degli assistenti di volo oltre  a  significativi settori del personale di terra. Insomma uno schieramento compatto che rifiutava circa 10.000 esuberi e la cancellazione di una grande Compagnia.
L'intervento del PD portò in modo improvviso e non concordato la Cgil a sfilarsi da questo fronte e a firmare quegli accordi che, fino al giorno prima, erano considerati inaccettabili.
A quel punto, dopo varie vicissitudini, assemblee, azioni di sciopero più o meno spontanee anche il cosiddetto "Fronte del No" cominciò a perdere i pezzi ed altre Organizzazioni andarono a firmare gli accordi e  i contratti.
Al termine della vicenda in sostanza solo il mio sindacato SDL e il sindacato dei piloti ANPAC rimanemmo fermi nella decisione di non accettare la soluzione che venne a delinearsi.
Purtroppo dovemmo anche constatare che a quel punto, per una serie di ragioni (Scoramento, paura, qualunquismo ma anche errori del sindacato in alcune fasi della vertenza) non ci fu più alcuna reazione da parte dei lavoratori; o, forse è più esatto dire, che ci fu in maniera troppo residuale per respingere un'operazione che , a quel punto, vedeva tutti insieme la grande finanza, il Governo, parte dell'opposizione, alcuni poteri forti e larga parte del fronte sindacale confederale.
 
Le conseguenze furono devastanti.
Alitalia assunse circa 12.000 dipendenti senza seguire alcun criterio, stravolgendo perfino gli accordi sottoscritti nel mese di Settembre a P.Chigi.
Furono esclusi lavoratori disabili, donne in maternità, lavoratori anziani e con carichi familiari.
Furono esclusi praticamente tutti i precari: alla fine rimasero a casa circa 10.000 persone.
Il mio sindacato fu immediatamente privato dei diritti sindacali nonostante all'epoca fossimo, con oltre 2.000 iscritti, il secondo sindacato di Alitalia.
Molti dei rappresentanti sindacali di SDL furono esclusi dall'azienda e posti in Cassa Integrazione nonostante avessero tutti i requisiti per essere assunti: in particolare io fui l'unico Segretario Nazionale delle nove sigle sindacali a non essere assunto nonostante non arrivassi alla pensione con gli anni di Cigs e mobilità
 
Durante l'ultimo anno alcune di queste operazioni scellerate sono state recuperate grazie a numerosi interventi in Parlamento, nelle istituzioni locali, sulla stampa, in tribunale: Molti disabili sono stati riassunti, molte donne in maternità, alcuni colleghi ingiustamente lasciati a casa.
 
Nè per SDL come sindacato nè per nessuno dei suoi rappresentanti invece la situazione è cambiata: lo scontro fu estremamente duro e la reazione padronale è stata veramente spietata.
Molti di noi si sono rivolti al Tribunale del Lavoro per veder riconosciuti i propri diritti: è chiaro però che in considerazione dei tempi della giustizia oltre all'incertezza sull'esito delle cause il danno inferto alla nostra Organizzazione è intanto enorme.
 
Oggi in Alitalia la situazione interna per i lavoratori è dura: il clima di vero e proprio terrore unito all'assenza di qualsiasi reazione sindacale ha lasciato completa mano libera ad unìazienda che si muove in modo assolutamente spregiudicato.
Il sindacato confederale è ormai prigioniero delle proprie logiche concertative e clienteleari e paga anche la sfiducia legata alla sconfitta di un anno fa.
SDL, privo di diritti e con pressochè tutti i suoi quadri fuori dall'azienda continua la sua azione e sta cercando di riorganizzare le proprie fila ma è facile immaginare con quante e quali difficoltà.
 
Non ci siamo arresi e non ci arrenderemo ma la sconfitta che il movimento sindacale tutto ha subito in Alitalia dovrebbe essere studiato ed analizzato da sindacati e partiti (Soprattutto chi fa riferimento esplicito al movimento dei lavoratori) per comprendere cosa sia veramente accaduto e come si possa ripartire.
La sensazione invece è che tutti sia presi da problemi di piccolo cabotaggio e che nessuno abbia veramente interesse a farlo.
Personalmente lo considero un errore molto grave non perchè io sia stato e lo sono tutt'ora coinvolto in prima persona ma perchè sono convinto che quello che è stato fatto in Alitalia sia un modello che la classe padronale esporterà in molte altre aziende come sta peraltro già accadendo.
Quando, anche come sinistra, ce ne renderemo conto?

* dipendente Alitalia (candidato alle elezioni europee del 2009 nelle liste del Prc-Se)

 

 

 


Inviato da bolivar (2010-02-08 22:02:27)




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