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      Tivoli: Baisi prova a spiegare la sua caduta

La crisi dell'amministrazione tiburtina è stata essenzialmente una crisi del partito democratico sulla gestione della cosa pubblica.
Vinte le elezioni del 2008 al primo turno con una coalizione che raccolse un netto 56% di consensi, il sindaco neoeletto, Giuseppe Baisi (del PD), si adoperò a tal punto nel mantenere forte e coesa l'alleanza che nel giro di poco più di un anno era sostenuto politicamente quasi esclusivamente dal suo partito, e neanche al completo.

Le altre forze politiche, socialisti, Italia dei Valori e Rifondazione Comunista nel dicembre 2009 non erano più in coalizione, anche se per motivi differenti.

Il dibattito politico sulla crisi, chiesto più volte da alcune forze politiche di maggioranza, non è mai stato accettato dal partito democratico che ha preferito gestire la crisi all'interno del Palazzo e solo all'interno del proprio partito.

A nulla sono valsi i segnali forti al richiamo dell'alleanza che il nostro partito ha inviato esplicitamente da luglio a dicembre: richieste di incontri, non partecipazione in giunta per tre mesi, proposta di riunire la coalizione per ricostituire l'alleanza politica di centrosinistra, tanto per citare i più significativi. Neanche le dimissioni del nostro assessore Claudio Proietti hanno prodotto reazioni di rilevanza politica e tutti credevano che la crisi sarebbe stata passeggera e risolvibile con la solita distribuzione di posti e di favori.
Così non è stato e le dimissioni di capodanno del sindaco piddino rimarranno per sempre nella memoria dei tiburtini. Perché nessuno poteva prevedere un gesto così forte se il profilo ed i toni della crisi erano molto deboli, perfino ovattati.

Veniamo alla novità di questi giorni.
Dopo la lettera aperta inviata "ai tiburtini" ai primi di gennaio, l 'ex primo cittadino ha scritto per la seconda volta una lettera "ai concittadini" [che riportiamo tra i documenti]. C'è un passaggio, in questa seconda missiva,  che rivela un significato politico che contraddice le intenzioni espresse nella prima.
Baisi scrive nella seconda lettera:

"Ho tentato di ricompattare la maggioranza consiliare su un programma concreto, su una squadra di donne e uomini per realizzarlo e su un metodo di lavoro che comprendesse condivisione e partecipazione alle scelte e vincolo di maggioranza, proponendo una soluzione ragionevole e sostenibile per consentire alla città di avere il governo che merita."
 
Ci sembra di capire che Baisi si sia adoperato per ottenere il consenso di almeno sedici consiglieri, e questo è comprensibile, ma dimentica che nella prima lettera il suo impegno non era rivolto solo alla maggioranza consiliare. Infatti in quella prima lettera l'allora sindaco scriveva:

"invito i Consiglieri comunali e i partiti e i movimenti politici della coalizione che si riconoscono nel programma amministrativo ad assumersi le proprie responsabilità, impegnandosi con lealtà e coerenza per continuare il lavoro avviato e compiuto nell’interesse della collettività."


Il nodo è questo: si è cercata una soluzione numerica ad una crisi politica profonda.

Crisi di coalizione generata dalle profonde lacerazioni all'interno del partito democratico ed alla loro gestione unilaterale delle alleanze tra forze politiche.

Rifondazione comunista, delusa dall'esperienza politica di questa coalizione, nell'ipotesi che la dirigenza del Pd locale continui sulla strada delle discriminazioni politiche e sulla pretesa subalternità dei suoi alleati, cercherà alleati validi per affrontare la sfida elettorale con l'obiettivo di impedire al centrodestra di governare la città.

Inviato da redazione (2010-01-29 20:48:09)




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